Volo Ryanair: Fés-Bergamo. Mi si siede accanto un ragazzone con la faccia ingrugnita. Durante il volo non distoglie un attimo lo sguardo dal mini Corano che tiene tra le mani. Osservandolo, mi perdo nei pensieri … “perché non legge un bel romanzo? Magari è un fondamentalista… beh sicuro è un fissato, certo che non mi è mai capitato di vedere la stessa cosa con la Bibbia, oddio con che dedizione legge…”
A guardare bene mi rendo conto che sembra un po’ nervosetto; si alza più volte per andare in bagno.
Approfitto di un suo momento di distrazione per chiedergli l’ora.
Mi risponde una voce dal marcato accento veneto, padovano per l'esatezza.
Viene da Beni Mellal (dove tutto sembra avere origine), vive con la famiglia in provincia di Padova da 12 anni, ha fatto le scuole in Italia e ora lavora come meccanico, anche se il lavoro scarseggia.
Mi confida che se la fa sotto ogni volta che sale in aereo. Gli rispondo che avevo notato una certa tensione. Lui osserva il Corano e sorridendo, mi dice che leggere per lui ha più o meno lo stesso effetto del Tavor, lo assorbe completamente facendogli dimenticare di essere sospeso nel nulla.
Arriviamo a destinazione. Lo saluto lasciandolo in coda ai controlli di polizia. Il mio passaporto italiano gode di un largo anticipo rispetto ai passaporti marocchini.
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mercoledì 5 novembre 2008
venerdì 31 ottobre 2008
Rabat - Beni Mellal
Sotto il diluvio universale riesco a saltare al volo su un autobus Rabat Casablanca, poi sul secondo Casablanca Beni Mellal. Mi metto a leggere, l'autista ha una guida a dir poco sportiva ... urla, strombazzamenti, discussioni con chiunque gli capiti sotto tiro. Fa sorpassi azzardati ... in uno di questi ci strusciamo contro un camion che viene nella direzionIl pazzo cpntinua a guidare finché non viene ricondotto a ragione dai passeggeri urlanti. Nessuno si è fatto male, ci fermiamo due secondi a buttare giù completamente il finistrino e poi si riparte.
Il mio vicino è un laurenado in medicina che sta facendo la pratica a Oued Zem ... all'ospedale i medici scarseggiano e lu isi è fatto spedire lì così può fare duecento guardie al mese ... tutta esperienza. Parliamo della città che pare sia famosa per la bellezza delle donne (altro motivo per cui l'ha scelta), della quantità di casi di donne vittime di violenza che accoglie ogni giorno, di politica (dice che vuole entrare in un partito perché basta coi vecchi). Le chiacchiere mi distraggono dalle fermate interminabili. Ci si ferma per cercare di coprire il buco con un plasticone che dopo tre minuti servirà solo a trasformare l'autobus in una barca a vela. Ci si ferma perché l'autista si mette a litigare con i bigliettai di una stazione, ci si ferma perché ci ferma la polizia.
I passeggeri si dividono in chi se la fa prendere male e discute, urla, impreca contro l'autista e che se la fa prendere bene e ride, ride, ride. Ho pensato che era meglio adottare il secondo approccio e mi unisco alle risa ... perché é tutto troppo surreale. Arriviamo a Beni Mellal dopo sette ore di viagio, guadando i fiumi d'acqua che escono dai campi e invadono le strade.
Sono arrivata sana e salva, sono felice ... se non fosse che mezzo Marocco è sotto un'acqua ...che non è normale, che distrugge villaggi e fa morti.
giovedì 30 ottobre 2008
Giusto per dare un'occhiata
L'autobus Beni Mellal Rabat è stracolmo, aria condizionata a palla, mi tolgo tre dei sei strati di vestiti con cui ho fatto fronte al gelo di questi giorni. Mi siedo e mi addormento felice di tutto questo improvviso calore. Al risveglio, mi ritrovo spiaccicata e semi sbavante sulla spalla del mio vicino ... per fortuna è un pischelletto che mi sorride e non un barbutone traumatizzato.
Iniziamo a chiacchierare ... per quanto possibile con i miei limiti linguistici e il suo accento mallalino forte forte. Gli chiedo se studia, se lavora, mi dice che no ... che partirà presto per l'Europa. Nel 2005 per tre volte è salito su una barchetta diretta in Spagna e per tre volte la polizia lo ha rimandato indietro. Ha pagato più di mille euro il primo tentativo, un pò meno gli altri due. Mi dice "Sono stato sforutnato in un senso, ma fortunato nell'altro se pensi a tutti gli uomini e le donne che muoiono in mare".
Mi sembra assurda la tranquillità con cui mi racconta queste sue storie ... evidentemente sono storie "quotidiane", un pò di tutti. Suo padre e suo fratello sono partiti così e ora lavorano ad Almeria, la maggior parte dei sui amici sono tra Spagna e Italia.
Gli chiedo se proprio non si trova lavoro a Beni Mellal ... mi dice che il lavoro lo può trovare, che non vuole partire per il lavoro, vuole partire "per vedere com'è laggiù, per dare un'occhiata"!!!
Insomma per lo stesso motivo per cui io prendo un aereo e vengo in Marocco e mi guardo intorno.
A Beni Mellal ho incontrato giovani spagnoli, giovani marocchini che lavorano per sensibilizzare altri giovani sui rischi della migrazione clandestina, per fare formazioni professionali, perché ci sia fiducia nelle possibilità che il Marocco può offrire.
Ora ... questo va benissimo ... perché un paese non si può svuotare di tutti i suoi giovani.
Ma, d'altra parte, perché i ventenni marocchini non devono essere curiosi?
Perché a noi ventenni dell'altra sponda del Mediterraneo ci spingono in tutti i modi a spostarsi, a imparare duecento lingue, a prendere borse e rimborsi per andarsene in giro per il mondo? Perché noi possiamo essere curiosi e loro no?
Perché io posso stare con il naso appiccicato ai finestrini degli autobus che mi portano in giro per il Marocco e Driss non può attacare il proprio naso ai finestrini spagnoli, italiani, francesi ?....
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