martedì 5 agosto 2008
Italiche novità
domenica 3 agosto 2008
Viaggi/ Ventiquattro ore su ventiquattro
Su un tetto di Chefchaouen aspettiamo che i muezzin chiamino alla preghiera del mattino.
Quattro meno un quarto, meno dieci, meno cinque ... ecco il primo canto che sale da uno dei villaggi della valle, pochi chilometri da noi. Manca ancora qualche secondo per i muezzin di Chefchaouen.
La preghiera non segue il fuso orario, non si conta da Greenwich, ma dal sorgere del sole, che cambia in ogni città in ogni paese. A Oujda (est Marocco) ci si sveglia prima che a Rabat per la prima preghiera della giornata. Nel paese a est di Chefchaouen prima che a Chefchaouen. Così ci spiega Anouar, il nostro albergatore. “Ci sono musulmani in ogni angolo della terra, con questo sistema si alzano lodi e canti a Dio ventiquattro ore su ventiquattro”.
Il muezzin inizia a chiamare dal minareto ottagonale ornato da luci psichedeliche. Anouar fa l’ultimo tiro di hashisha alla mela e si sdraia. Chiude gli occhi, non prega ... o forse sì. Si lascia cullare dal canto e si addormenta. Il paese è immerso nel silenzio più totale, si sente solo il muezzin e le prime porte che si aprono cigolando.
sabato 26 luglio 2008
Facans
Negli ultimi giorni però è diventato più facile capire l’origine delle automobili. La stragrande maggioranza delle auto che intasano il traffico meknessino hanno targhe francesi, olandesi e qualcuna italiana. Non assomigliano per nulla alle FIAT ammaccate o alle meravigliose Mercedes grigie dagli interni ghepardati a cui siamo abituati qui a Meknès, sono piuttosto macchine sportive o famigliari di grossa cilindrata.
Sono tornati i Facans!
Vengono chiamati Facans gli emigrati che tornano per le vacances in Marocco. I connazionali residenti all’estero non vengono accolti a braccia aperte al ritorno in patria, prevale invece un senso di fastidio generalizzato nei loro confronti. E’ umano che irriti vedere, mentre aspetti da ore che passi un taxi collettivo che dovrai condividere con altre sei persone schiacciate una sull’altra come sardine, una Mercedes targata Olanda che sfreccia davanti a te con lo stereo a palla. In ogni caso continua a stupirmi quanto gli emigrati vengano denigrati proprio nel loro paese d’origine, soprattutto qui in Marocco dove la solidarietà sociale, e i soldi delle rimesse, sono l’unico antidoto all’inefficienza del Makhzen.
Ho sentito così tanti di questi termini in giro per il Mediterraneo che potrei scriverci un dizionario. In Turchia gli emigrati in Germania sono chiamati Almancı, tedescotti, gli si rimprovera di essere degli assimilati e di aver dimenticato le proprie origini turche. In realtà i turco-tedeschi che ho conosciuto sono persone per lo meno bilingui abilissimi nell’arte della mediazione tra codici culturali differenti.
I paesi del Mediterraneo Nord non sono da meno. Nella progressista Catalogna ho sentito tante volte chiamare i magrebini, los moros, come ai tempi della cacciata degli arabi dall'Andalusia nel 1492, però è proprio sulle spalle di moros, equadoreños, brasileños, paquistanos che si regge la scintillante Barcellona.
Per tornare al Marocco, un altro termine per delineare i confini della differenza è Gaurì. Il Gaurì è lo straniero bianco, ma anche chi ha solo un genitore marocchino. Non ho ancora capito se gaurì ha un’accezione dispregiativa o significa semplicemente straniero, in ogni caso, qui a Zeitun non ci chiamano gaurì, siamo semplicemente Talianin, gli Italiani, e questo mi fa piacere, significa che siamo riusciti ad integrarci almeno un po'.
martedì 15 luglio 2008
Sveglia
sabato 12 luglio 2008
Partenze e arrivi
Il cartello dice testualmente “Per favore … immigrazione in canada”.
Fatima è la nostra vicina di casa, la padrona del tetto dove io e Karin abbiamo vissuto il nostro primo mese a Zeitun. Fatima è divorziata, ha quattro figli, tutta la sua famiglia vive in Belgio. Lei ha ottenuto il visto con un matrimonio di convenienza e tra venti giorni parte con il figlio più piccolo.
Quando ancora il visto non era arrivato mi diceva che non vedeva l’ora di andarsene, ora che è sicura di partire, mi dice che vorrebbe rimanere … che in fondo si sta bene a Zeitun … si vive bene in Marocco.
Ieri sono andata dal Qa’id, il capo della circoscrizione, per sbrigare una faccenda legata al prolungamento del visto e ho incontrato il figlio grande di Fatima che consegnava tutto un incartamento per l’ufficio immigrazione … ha preso il Bac e vuole proseguire gli studi in Francia.
Alberto ha fatto due chiacchiere con uno dei ragazzi che lavorano dal kebabbaro vicino casa. Uno di loro, che si fa grasse risate ogni volta che parliamo in darija, ha ottenuto la green card, e tra un mese se ne parte per gli States.
Tre delle nostre ex-coinquiline seguono corsi di lingua .. francese, spagnolo, tedesco, per poter partire e fare anche loro un mariage en blanc.
Ma non c’è solo gente che parte…
Dall’inizio di luglio per le strade di Zeitun, accanto alle Fiat Uno- petit taxi e alle mercedes fine anni settanta grand taxi sono spuntate tante belle e nuove macchine dalle targhe esotiche … belghe soprattutto, ma anche francesi, tedesche… e due italiane. Il nostro amico Mohammed sostiene che molti emigrati che tornano al paese fanno di tutto per mostrare la loro nuova ricchezza, e magari spendono un sacco di soldi per affittare bei macchinoni scintillanti che in realtà non si possono permettere. Chissà…qualcuno forse.
Il ritorno degli zeitunesi europei sicuramente ha portato con sé nuove mode: mai viste fino a due settimane fa tante braccia scoperte per le strade del quartiere.
C’è chi parte e c’è chi arriva per poi ripartire, anche noi fra poco, anche noi di sicuro torneremo.
martedì 8 luglio 2008
Baciamano
